Menu Pasqua 2018: la nostra proposta yogica e vegana

Menu Pasqua 2018: la nostra proposta yogica e vegana

Quest’anno celebra una vera Pasqua di Pace e di Rinascita con un Menù Vegano e Yogico

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Perché?

Lo Yoga è una filosofia di vita. Yama e niyama sono dieci regole di comportamento e di stile di vita per chi pratica lo yoga, per migliorare la nostra condotta nei confronti degli altri esseri viventi e di noi stessi. Vengono citate in vari testi antichissimi, tra cui uno dei più conosciuti è la raccolta di aforismi, gli Yoga Sutra di Patanjali. Queste regole ancora oggi costituiscono la base fondamentale per la pratica dello yoga e per il percorso spirituale.
Yama e Niyama, sono le linee guida per lo stile di vita e per il comportamento yogico: i cinque yama sono le cose da non fare; i cinque niyama sono le cose da fare.
Brevemente, i 5 yama sono: nonviolenza, sincerità, onestà, continenza sessuale, non attaccamento. I 5 niyama sono: purezza, contentamento, austerità, studio/conoscenza di sé, abbandono alla volontà divina.

Ahimsa è il primo yama e significa non violenza

Non violenza verso cose, persone, animali, in ogni senso; questo è ahimsa, non fare del male a nulla.

Anche le azioni, le parole e i pensieri non devono contenere aggressività. Ahimsa è una questione di attitudine, significa anche non violenza di pensiero: occorre quindi modificare non solo le azioni violente, ma anche i pensieri violenti e/o che generano violenza.

È molto difficile praticare un’autentica nonviolenza. Possiamo però “metterci in cammino”, e se non riusciamo a evitare di fare del male possiamo almeno impegnarci a farne il meno possibile. Possiamo scegliere di vivere decidendo di non uccidere – né far uccidere da qualcun’altro – un animale per nutrircene e fare una scelta vegana.

In Italia vengono macellati, ogni anno, circa 3 milioni e 300 mila agnellini di pochi mesi d’età; la tradizione pasquale crea un incremento vertiginoso delle loro uccisioni. Capretti e agnelli vengono strappati dalle loro mamme per essere trasportati vivi fino ai macelli in estenuanti “viaggi della morte”, spesso per molti chilometri (raramente il mattatoio si trova vicino all’allevamento!), stipati in camion senza possibilità di muoversi, senza bere né mangiare, costretti in spazi angusti (dove devono fare anche i loro bisogni), al caldo o al freddo (a seconda della provenienza e della destinazione), abbandonati al loro triste destino. Sfiancati dal viaggio, prima di essere uccisi, vivono ore terribili davanti al macello percependo nitidamente quello che avviene intorno a loro: i rumori delle macchine, l’odore del sangue, le urla dei loro simili, il terrore che li circonda e che li conduce alla fine della loro breve esistenza. Poi, uno alla volta, vengono spinti sui nastri trasportatori, incalzati con bastoni per farli procedere, picchiati se oppongono resistenza e storditi in vario modo (se sono fortunati) per essere sgozzati. Sì, perché lo stordimento preventivo degli animali da macello è obbligatorio, ma non sempre viene rispettato.
Il massacro sommerso dei cuccioli allevati solo per finire cadaveri sulle nostre tavole si perpetua tutti i giorni dell’anno, ma soprattutto in occasione della Pasqua: festa di “pace e d’amore” (per chi? non certo per gli animali!) nel nome della tradizione.

Possiamo scegliere di fare la differenza

E se da quest’anno provassimo a non mangiare animali? Vorrebbe dire: più fibre, più vitamine, antiossidanti e sali minerali, zero colesterolo, zero grassi saturi animali e più salute; più energia, più lucidità mentale, meno osteoporosi e minor rischio di tumore. Non solo: meno inquinamento, minor impatto ambientale, meno anidride carbonica, meno metano e meno protossido d’azoto ad effetto serra, meno foreste disboscate, più risorse per tutti, meno fame nel mondo, più gioia, meno sfruttamento degli animali, più rispetto del pianeta, più coscienza e responsabilità nelle nostre scelte di vita.

La svolta

A noi il compito di cambiare, di “uscire dagli schemi” per non soggiacere all’usanza cruenta ed incivile di mettere in tavola poveri cuccioli strappati alle loro mamme e crearci una “nuova tradizione” di rispetto, tolleranza e salute per tutti.

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